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	<title>in pensiero &#187; letteratura</title>
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		<title>un mondo senza racconto</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 17:47:25 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gianmaria Nerli | </strong>blog</p>
<p><span style="color: #888888;">Tra le  tante crisi di legittimazione che stiamo ereditando dal XX secolo, e da  quelli che lo hanno immediatamente preceduto, spicca assolutamente <em>l&#8217;estrema fragilità del raccontare</em> che connota le varie culture oggi radunate nella nebulosa della civiltà occidentale. Una fragilità che coinvolge il <em>racconto del presente</em>,  con la diffusa inadeguatezza a comprendere categorizzare o anche solo  leggere le realtà in movimento, e che diviene inconsistenza se si tratta  di <em>immaginare il futuro</em>, immediato o lontano che sia. </span><span style="color: #808080;">Nessuno  sembra davvero saper o voler raccontare: tanto le proiezioni o le  profezie del futuro che i discorsi sul presente si piegano  immancabilmente sotto il peso della propria imprecisione, prevedibilità,  limitatezza d&#8217;orizzonti e d&#8217;esperienza. E anche chi prova a raccontare,  prima ancora di raccontare, è costretto a dedicare i suoi sforzi a  convocare il suo pubblico, a creare una sua comunità privata di  target-fruitori, tanto da esaurire in questo sforzo le sue energie di  immaginazione e in definitiva le sue ambizioni di racconto. Così che  anche la relazione fondativa di ogni racconto, qualcuno che dice e  qualcuno che ascolta, ci appare di fatto svuotata. Le cose in generale, i  fatti e gli oggetti che ci circondano, sembrano non aver bisogno di  essere detti, né di essere ascoltati; semplicemente sono, o stanno; in  una sorta di super-ontologia che si innesta sul forte tronco dello sport  intellettuale oggi inevitabilmente di moda, la pratica indistinta e  impudica della tautologia.</span></p>
<p>La prima domanda che dovrebbe preoccuparci è dunque: viviamo davvero  in un mondo che non ha bisogno di essere raccontato? Che non ha bisogno  cioè di nessuna legittimazione? Che non necessità nessuna proiezione nel  futuro? Che già racchiude presente e futuro in ogni suo istante,  annullando così anche l&#8217;immagine del tempo? Viviamo davvero in un mondo  che si pensa completamente risolto nella evidenza tautologica che  sprigionano gli oggetti e le immagini che esso stesso produce e  riproduce? Il nostro insomma è un mondo senza racconto, come prima era  senza redenzione?</p>
<p>Il grado di creatività cosmogonica, intesa nel senso più ampio  possibile, e la sua capacità di precisione e penetrazione nel cuore  delle strutture simboliche del mondo presente, dà giustamente la misura  della vitalità, o meglio delle prospettive di vita, di una civiltà, di  un sistema di culture, di un modello di sviluppo. Certo, non c&#8217;è bisogno  di scomodare il <em>racconto</em> per intuire che il modello di sviluppo  che domina il globo, il capitalismo multinazionale in piena e continua  espansione, non offre molte prospettive di vita e di vitalità a nessuno  degli attori che coinvolge, dagli uomini, all&#8217;uomo, dalla natura alla  integrità biologica. La crisi del raccontare, l&#8217;amputazione delle  capacità cosmogoniche, però, qualcosa in più di quello che già sappiamo  ci dice: ci dice innanzitutto di quanto in profondo è penetrato  l&#8217;apparato ideologico e simbolico che si è venuto organizzando intorno  al nostro sistema di sviluppo, ci dice di quanto sia esteso il suo  dominio sulle possibilità d&#8217;espressione, ci dice che le tante  intelligenze che il mondo ospita fanno fatica a immaginare un mondo  diverso dal grande sistema di cose oggetti merci che ci contorna. Ma  soprattutto ci dice che queste stesse cose oggetti merci occupano ormai  ogni spazio non solo fisico ma anche simbolico, creativo, immaginario:  da qui forse il grande senso di effimera libertà che genera il  rifugiarsi nella virtualità tautologica e simulata della rete quando  capita l&#8217;ondata giusta della moda. D&#8217;altronde quale spazio fisico e  simbolico ci può essere per il racconto se tra pochi anni, qualora  nessuno fermi le grandi multinazionali del biotech, anche la natura  intesa come processo biologico e identità genetica avrà dei proprietari,  sarà merce in senso letterale, se le sementi si dovranno comprare una  per una da chi le crea, le produce e le brevetta, se per la prima volta  la natura avrà un creatore, per la prima volta sì con nome cognome e  indirtizo?</p>
<p>Eppure presunzione più grande non potrebbe esistere di smettere di cercare ovunque un racconto nuovo, una rifondata capacità di <em>cosmogoniare</em>, di immaginare mondi. <em>in pensiero</em> ci ha provato e ci prova ancora, cercando di capire cosa si muove tra i  discorsi attuali della scienza o degli scienziati, tra i discorsi  dell&#8217;arte e della letteratura, della filosofia del cinema, tra le forme o  i movimenti del pensiero che vanno emergendo. Un numero della rivista è  appena uscito, un secondo uscirà a giugno dedicato proprio a questa  ricerca. Ciò che abbiamo pubblicato (e ciò che pubblicheremo) avrà la  forza di parlare da sé, per questo ci soffermeremo soprattutto sul dato  d&#8217;insieme che ci sembra sia emerso, e cioè che più che un&#8217;attitudine  cosmogonica, i diversi interventi danno vita a una diffusa <em>sensibilità cosmoagonica</em>, se si può dirla con un gioco di parole. Se la domanda in copertina nel 4° numero della rivista proponeva una disgiuntiva tra <em>cosmogonie</em> e <em>cosmoagonie</em>,  va detto che il secondo termine ha sicuramente trovato più sintonia e  risposte. Certo, i contributi anche molto diversi che abbiamo  pubblicato, come è ovvio, sono risposte singolari di singole  intelligenze, e il loro discorso non nasconde la loro inevitabile  parzialità; sono risposte in ogni caso a una domanda che rimane sospesa,  e ovviamente irrisolta. Come resta irrisolta ogni volta che ognuno di  noi si imbatte in un grande racconto o in una grande narrazione: perché  certo non mancano gli intellettuali, gli artisti, gli scrittori che di  tanto in tanto cercano e trovano la via del racconto. Questi artisti  scrittori intellettuali appunto parlano da sé, e qualche volta una  rivista come <em>in pensiero</em> può avere la fortuna di intercettarli.</p>
<p>Questo blog può essere utile invece per cercare di capire quali sono  le prospettive cosmogoniche delle grandi produzioni di espressione e di  pensiero del nostro presente. A partire dalla scienza per finire con  l&#8217;arte. A partire dalla scienza perché, almeno dalla modernità, la  scienza è stato uno dei motori del racconto, anche se adesso appare  imprigionata fino al parossismo dalla stessa ideologia positiva che in  altre epoche le ha fatto da propulsore, e che ora la condanna a essere  comparsa, o se va bene strumento, di un vasto sistema produttivo. E  chissà se, al di là della frequente malafede, non sia proprio questa  crisi di racconto che ridimensiona anche la scienza, spingendola sul  terreno deterministico dello scientismo, della pura operatività, della  deificazione di tecnica e tecnologia, dell&#8217;illimitata fede nella  semplificazione più assoluta dei sistemi complessi che governano l&#8217;uomo e  la natura. E chissà che non sia sempre lo sfaldarsi del racconto che ha  permesso il fiorire di numerosissimi discorsi di tipo millenaristico,  discorsi che vanno dalla imminente distruzione del mondo (attenti al  2012!), all&#8217;avvento di un nuovo tipo di umanità, il nuovo uomo  transumano o postumano (con meno capelli ma più dita, già abilitato alle  interfaccia della nuova era digitale). Sì, perché scientismo e  millenarismo condividono la stessa matrice, condividono una cieca  fiducia nel destino dei loro propri discorsi, più che nel percorso del  proprio racconto; perché di fatto abbandonano il racconto, diffidano  delle sue potenzialità di apertura, di condivisione, di costruzione  simbolica, e quindi continuamente transitoria, dei contenuti e dei  significati sociali. Così in questa <em>mainstream</em> scientista-millenarista non è improbabile, e non è senza significato,  vedere intrecciarsi serie ricerche sulle neuroscienze e improbabili  fantasie cibernetiche.</p>
<p>Ecco, questo blog vuole essere uno stimolo per censire e distinguere  ciò che è racconto, da ciò che il risultato del suo collasso. Ciò che è  ricerca seria dai deliri di chi si fa convincere dal proprio discorso. E  certo questo proposito vale anche per l&#8217;espressione dei linguaggi  artistici e del discorso intellettuale. Sì, perché nonostante il <em>mainstream</em>,  la speranza non può che essere quella di poter aiutare chi racconta a  emergere. Anche se non sembra compito facile. Basta pensare alle arti  figurative, confinate in un vero e proprio dispositivo che ormai oltre  al nome prende anche la solida autosufficienza di un vero e proprio  sistema, il <em>sistema dell&#8217;arte</em>: l&#8217;assenza di racconto, come dire, è  ormai conclamata, dal momento che la quasi totalità delle espressioni  artistiche risponde unicamente a un assoluto e dogmatico principio di  autoreferenzialità. Autoreferenzialità che si esprime o attraverso la  velata e voluta demenza della ripetizione tautologica di pezzi di realtà  che ci accompagnano nell&#8217;esperienza quotidiana, o innalzando  automaticamente a racconto e significato l&#8217;utilizzo-esposizione di  qualunque congegno-dispositivo di interazione che usi nuove tecnologie.  Oppure spingendosi fumosamente a ridefinire i confini, addirittura  ontologici, delle nuove forme di vita virtuale, o anche solo  prosaicamente confezionando prodotti di varia medialità che sappiano  affermarsi e vendersi per opere d&#8217;arte.</p>
<p>Certo meglio non se la passa la letteratura; e ci limitiamo a  ascoltare le lamentele dei poeti circa la crescente irrilevanza sociale  della poesia, o le invettive dei critici circa la crisi prolungata del  romanzo, ormai frastagliatosi in mille discorsi monologanti e in mille  generi di mercato. Quando si parla in positivo. Perché, se ci si dovesse  preoccupare dei cattivi romanzi bisognerebbe dire dell&#8217;isteria  narcisistica di voci talmente inconsistenti da evaporare da ogni pagina  sfogliata – di cui le lettere italiane vantano il primato –, oppure  delle grandi operazioni di marketing letterario che ormai mirano anche a  costruire le carriere degli intellettuali. Che dire poi delle arti che  necessitano di un processo di produzione più complesso, come la musica,  il cinema, il teatro? Se non che a governare tutto sono esclusivamente, e  va sottolineato esclusivamente, l&#8217;industria e i suoi fini produttivi,  e/o riproduttivi? Dove l&#8217;ansia di raccontare non può frastagliarsi nel  narcisismo assoluto per ovvie ragioni industriali, ma che si vota alla  volatilità dello spettacolo e dell&#8217;intrattenimento, senza altra  ambizione di quella di aver confezionato un prodotto in grado di avere  immediato successo di pubblico. E dove le produzioni indipendenti sono  indipendenti solo fino a quando non riescono a farsi comprare da qualche  major, senza importare che sia della vecchia o della nuova veloce  economia digitale.</p>
<p>Certo questi sono discorsi astratti, ma appunto un blog così, che può  essere anche un luogo collettivo, vuol essere uno stimolo e allo tesso  tempo uno spazio concreto dove censire, descrivere, appunto raccontare, i  confini del nostro mondo senza racconto, i confini delle nostre sempre  più piccole cosmotropie&#8230;(o viceversa per aprire gli occhi e rendersi  conto che accade proprio il contrario, che il nostro mondo pullula di  racconti ma noi non li vediamo).</p>
<p>Anche perché un mondo senza racconto, un mondo che non è in grado di  configurare e configurarsi le proprie proiezioni cosmogoniche è un mondo  che all&#8217;apparenza mostra di non aver bisogno di essere raccontato, un  mondo risolto, definito una volta per tutte; e un mondo che non ha  bisogno di essere raccontato è il mondo più totalitario che si possa  immaginare, un mondo anzi che non si può immaginare perché è tutto lì,  dispiegato nelle cose e negli oggetti che produce. Un mondo, questo è il  timore, tanto simile al nostro da troncarci letteralmente il racconto  in gola.</p>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 01:50:44 +0000</pubDate>
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 da in pensiero 10
Paradossi della libertà
 


Paradosso contemporaneo della libertà, secondo il modo di vita occidentale: le persone sentono di godere e [...]]]></description>
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</span><iframe src="http://player.vimeo.com/video/292621166?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff" width="436" height="245" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">&lt;/</span><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;">________________________________________         _             _</span></span></strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.inpensiero.it/ebook/InPensiero_10_e-book.pdf"><strong>scarica gratis l&#8217;e-book 10</strong></a><a href="http://www.inpensiero.it/indici-summaries-04"><strong> </strong></a></span></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;"> </span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 10</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1711">Paradossi della libertà</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1558"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1558"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"></span></span><br />
<span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Paradosso contemporaneo della libertà, secondo il modo di vita occidentale: le persone sentono di godere e godono indubitabilmente di una sempre più ampia libertà individuale; sono sempre meno vincolate verso codici etici e regolativi, schemi di comportamento, impostazioni morali o simboliche stringenti, verso obblighi formali/sostanziali nei confronti delle istituzioni; sentono di non dovere più rispondere, come accadeva un tempo, a autorità centrali e sovrane. Si sentono sempre più libere di scegliere a favore del proprio benessere privato, dall’orientamento sessuale alla responsabilità verso l’altro, dai legami affettivi alla affermazione delle proprie passioni. Un mondo liquido, senza legami, senza riferimenti, o senza costrizioni, un mondo “liberato” per l’individuo. <strong>Eppure </strong>il mondo “liberato” per l’individuo è allo stesso tempo anche un mondo “liberato” dal soggetto, il quale è assorbito quasi completamente dalla condizione di individuo, che a sua volta si identifica sempre più con il proprio involucro, o esoscheletro, di relazioni e prestazioni sociali. Tanto che qualsiasi persona sana di mente si sente sempre più costretta e imprigionata nella mole quotidiana delle richieste sociali: dover essere sempre efficiente e produttivo in ogni momento e ambito della vita (dalla percezione di sé come persona che si afferma, alla conquista di uno status anche lavorativo, dalle performance affettive o sessuali, alla cura di sé); rispondere al dovere di essere in comunicazione in tempo reale (mail telefonate social ecc.); rispondere all’obbligo del godimento perpetuo, in nome di una vita costantemente piena di sensazioni e dove si intensificano le esperienze del mondo (una vita non basta a conoscere il mondo, bisogna viverne varie, accelerare tutti i tempi); rispondere all’obbligo di una costante valutazione del proprio passaggio nel mondo, a costo di non rimanere indietro nel computo economico che a ognuno viene richiesto di fare su se stesso; mettere tutto a valore, doversi sentire in perpetua crescita, e quindi espandere sempre i propri territori o domini; sentirsi obbligati a rispondere alle ingiunzioni della burocrazia ipertrofizzata o della tecnologia (che gareggiano l’una con l’altra). Sentirsi in definitiva sempre più risucchiati dal principio della competitività (essere sempre sul mercato, come persone e come individui) e costretti all’interno di un meccanismo (la ruota del criceto) che richiede prestazioni a ciclo continuo in favore della libertà di scelta personale, ma a discapito tanto della condivisione collettiva, e quindi della partecipazione politica, quanto della possibilità di esistere come soggetto portatore di desiderio. Da qui la domanda:<br />
<strong>Questa libertà rende liberi? Questa libertà rende felici?<br />
 </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1914">Continua a leggere</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;"> </span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 10</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1914">Cul de Sac. Se saremo dinosauri</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1914"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1914"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"></span></span><br />
<span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Fa una grande differenza sentirsi a disagio nel mondo di oggi rispetto anche solo a una trentina di anni fa: gli sfortunati che un tempo erano o si sentivano emarginati dalla propria stessa vita, o che quella vita non accettavano, potevano comodamente riconoscersi nella metafora ittica del pesce fuor d’acqua. Hai voglia a nuotare nel grande acquario del mondo, per un verso o per l’altro da quel mondo si sarebbero sentiti e forse sarebbero effettivamente stati fuori. Incapaci di aderire alla vita che gli si apparecchiava davanti. Appunto, pesci fuor d’acqua. Oggi però quella situazione è saltata: è semplicemente impossibile cullarsi nell’illusione di stare fuori dall’acqua. L’acquario si è enormemente ingrandito e nel bene o nel male essere o sentirsi fuori dall’acqua è un’esperienza lontana dai nostri orizzonti cognitivi e forse anche emotivi. La novità è che la nostra percezione del mondo tende a equivalere all’acquario in cui nuotiamo. Che si cammini a piè sospinto per strade luminose o che si boccheggi a ogni passo difficilmente ci sentiremo fuori dall’acqua. E se proprio non si vuole rinunciare alla metafora ittica, va detto che oggi non si può far altro che essere pesci eternamente sott’acqua. Perché? </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1914">Continua a leggere</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span>|\|/</h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"> </span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">dal DVD<em> in pensiero</em> 9 / <span style="color: #4b77a0;">l&#8217;assolo_doc</span></span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1720"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';">La classe docente va in paradiso</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Valentina Giordano</span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/classe-docente-21.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1765" title="classe docente 2" src="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/classe-docente-21.png" alt="classe docente 2" width="434" height="244" /></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Realizzato nel 2009 con la Civica scuola di Cinema di Milano, il <strong>documentario </strong>di Valentina Giordano affronta la complessa e delicata situazione della classe docente italiana, alle prese con forme di precarietà sempre più persistenti e una crisi di legittimazione che è allo stesso tempo sociale, politica, professionale. Una regia spigliata e fresca sa rendere a pieno il senso di disagio ma anche di dignità, di precarietà ma anche di passione che anima i giovani insegnanti protagonisti della narrazione. </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><a style="font-family: 'Lucida Sans';" href="http://www.inpensiero.it/archives/1720">Continua </a><span style="line-height: 16px;"><span style="color: #888888;">(e guarda un estratto da la classe docente va in paradiso)</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><span style="color: #888888;"><strong><br />
</strong></span></span></span></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span>\||/</h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #808080;"> </span></span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 9</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1731">Graphic Poems</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Bernardo Cinquetti / Vittorio Bustaffa</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Il genere ambiguo e ibrido che incarnano i <strong>graphic poems</strong>, ovvero le poesie grafiche o fumetti poetici di Bernardo Cinquetti, testi e sceneggiatura, e Vittorio Bustaffa, illustrazioni, è già di per sé una riflessione sulle forme ambigue e ibride in cui si presenta il pensiero. In questi due graphic poems, Paysage passage e Paix, infatti le diverse temporalità e le incomparabili suggestioni di parole e immagini si rincorrono a vicenda senza sapere chi preceda e chi segua. </span><span style="color: #993300;"> </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1731">Continua</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/La-pace-3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1739" title="La pace 3" src="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/La-pace-3.jpg" alt="La pace 3" width="434" height="310" /></a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span>|\|/</h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"> </span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">dal DVD<em> in pensiero</em> 9</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1769">Suonisudine</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Geremia Vinattieri</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">La <strong>composizione musicale</strong> di Geremia Vinattieri racchiude nelle sue armonie il tempo e lo spazio di una città concreta e reale, come suggerisce anche il titolo. Nata in occasione di un call for artist promosso nella città di Udine, Suonisudine si serve realmente della città, tanto come strumento musicale quanto come cassa armonica: l’artista ne registra i suoni appunto facendo risuonare la città, pizzicandola, sfregandola, percuotendola, e allo stesso tempo usa piazze parchi logge strade case come set dove far risuonare oggetti sonori.</span> </span><span style="font-family: 'Lucida Sans';"> </span></span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1769">Continua </a><span style="color: #888888;"><strong> </strong></span></span></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">Ascolta un estratto di Suonisudine<em>.</em> L&#8217;intera traccia all&#8217;interno del dvd di<em>in pensiero</em> 9</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;"> </span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #888888;"> </span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></strong>\||/</h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"> </span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 9</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1774">Il pianeta tossico. Sopravviveremo a noi stessi?</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Giancarlo Sturloni</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"> </span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p>Siamo di passaggio.<br />
Per quanto possiamo maltrattare il pianeta che ci ospita, ridurlo a una cloaca tossica, bombardarlo con radiazioni nucleari, trasformare il suolo in deserto e il mare in una laguna di plastica, saturare l’atmosfera di gas serra, lacerare lo strato di ozono, abbattere l’ultima foresta e sciogliere i ghiacci delle calotte polari, non appena ci toglieremo dai piedi la Terra si riprenderà. <a style="color: #993300;" href="http://www.inpensiero.it/archives/1774 ">Continua</a></p>
<div><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span>\||/</h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #808080;"> </span></span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 9</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1794">Nebulosas</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #333333;">Ernesto Morales</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #333333;">Osservando le pitture di Ernesto Morales si assiste a un fenomeno raro, il prender forma della materia stessa che crea le forme, cioè il pulviscolo di colore che crea le nuvole dipinte, la materia acquea che crea le nuvole vere, il vento di materia cosmica che crea le costellazioni, le nebulose. Ma le nebulose, o la loro versione terrestre le nuvole, di questi dipinti non sono solamente l’oggetto, dal momento che sembrano suggerire la loro stessa la cifra formale: la loro materia pittorica, infatti, sembra forzare il confine della propria permanenza, sembra forzare la tela perché non rappresenti una forma, ma l’impermanenza di tutte le forme.</span><span style="color: #993300;"> </span></span><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1794">Continua</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #993300;"><br />
</span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/3-Medusa-y-nebulosas-2014-cm100x150-olio-su-tela-copia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1796" title="3-Medusa y nebulosas-2014-cm100x150-olio su tela copia" src="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/3-Medusa-y-nebulosas-2014-cm100x150-olio-su-tela-copia.jpg" alt="3-Medusa y nebulosas-2014-cm100x150-olio su tela copia" width="434" height="289" /></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #993300;"><br />
</span></span></p>
<div><span style="font-size: 10pt;"></p>
<p></span></div>
<p></span></div>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;"> </span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 8</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1558">Cul de Sac. Sapere senza destino</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1558"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1558"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Gianmaria Nerli</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">I più informati tra noi oggi dormono sonni tranquilli. Sanno bene che tutto è a portata di mano, tutto è lassù, immagazzinato tra le nuvole, pronto per essere colto al bisogno. È come camminare tra gli alberi di un frutteto, se hai fame alzi una mano e prendi la mela. I più informati tra noi sanno bene come raggiungere ogni frutto, se hanno bisogno di una mela la colgono al volo, se hanno bisogno di un mango, di un’arancia, di un maracuyá, di una nespola o di un grappo d’uva allungano una mano, e via, si nutrono a piacimento. Sanno bene che mai come adesso ogni loro appetito, dal futile capriccio al nutrimento di sostanza, avrà risposta in poco tempo, essendo tutti i frutti raccolti e catalogati una volta per tutte da qualche parte tra le nuvole delle reti globali. Ogni frutto che cercano è già dato, ogni sapere di cui hanno bisogno è già sistemato, ogni conoscenza definita e collocata da qualche parte dentro gli infiniti server che contengono tutte le informazioni del mondo (si sprecano ovviamente i gai annunci sui miliardi di dati che si accumulano ogni ora nel mondo, un’ora di oggi ci regala più informazione di un secolo di ieri). I più informati dormono sonni tranquilli, a sentir loro, ma forse gli altri no, si agitano nel sonno, ancora infestato da fantasmi in cerca di risposte che non arrivano mai. </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1558">Continua a leggere</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span>|\|/</h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"> </span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">dal DVD<em> in pensiero</em> 8 / <span style="color: #4b77a0;">l&#8217;assolo</span></span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';">Canzoni sussurrate <em>lo fi</em></span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Canio Loguercio</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Con le <strong>canzoni </strong>realmente <strong>sussurrate</strong> di Canio Loguercio non si fa a tempo a porgere l’orecchio che si sprofonda nel fluire frenetico e insieme lento di una voce che sembra in cammino da sempre, espressione familiare e perturbante insieme di un mondo ctonio fatto di mormorii, fremiti e appunto sussurri. E proprio la voce dà il senso dell’opera, potente calamita che attrae e racchiude tra le proprie vibrazioni non solo il mondo di amori tragici che fa da sfondo all’album, ma un intero universo da cui sprigionano relazioni umane, memorie, corpi sempre in balia di un destino che non li comprende e non li vede. </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567">Continua</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1567"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">Ascolta il brano <em>Voccarossa.</em> L&#8217;intero album all&#8217;interno del dvd di<em>in pensiero</em> 8</span></span></span></p>
<p><span style="color: #888888;"></span></p>
<p><span style="color: #888888;"> </span></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span><span style="color: #000000;">\||/</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #808080;"> </span></span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 8</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552">Bandiera rossa</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Ugo Pierri</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/Ugo-Pierri4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1625" title="Ugo Pierri4" src="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/Ugo-Pierri4.jpg" alt="Ugo Pierri4" width="434" height="311" /></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Gli <strong>acquarelli</strong> di Ugo Pierri hanno l’immediata forza visiva di un fantasma che appare all’improvviso, sbucato magari attraverso il muro della nostra quasi dimenticata storia recente. La bandiera rossa è allo stesso tempo l’oggetto carico di significati storici, simbolici, emotivi e il fantasma degli uomini e delle donne che per alcuni decenni quell’oggetto hanno issato al vento, o avviluppato intorno ai corpi. E proprio quei corpi, avvolti da una leggera aureola espressionista, coperti della patina deformante della storia, sono i protagonisti fantasmatici ma reali dei disegni. E di quei corpi le bandiere sventolano la passione, l’entusiasmo, la solidarietà, la fiducia, ma anche le malinconie, le solitudini, le sconfitte, gli errori, un turbine di speranze, illusioni e disillusioni capace di coinvolgere tre o quattro generazioni del secolo scorso. </span><span style="color: #993300;"> </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552">Continua</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></strong>\||/</h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"> </span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 8</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1574">Madrigali con figure</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1574"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1574"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Silvia Cassioli</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"> </span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/silvia-cassioli-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1549" title="Silvia Cassioli" src="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/silvia-cassioli-1.jpg" alt="Silvia Cassioli" width="434" height="359" /></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Le <strong>poesie, i disegni, gli oggetti</strong> di <strong>Silvia Cassioli</strong> qui pubblicati fanno parte di un ampio progetto che trova sintesi in uno spettacolo scenico interpretato da Rosaria Lo Russo. I madrigali nascono propriamente come riscritture da autori rinascimentali e barocchi, da Tasso a Guarini da Gaspara Stampa a Michelangelo, riletti secondo un punto di vista che aggancia il genere ai tempi presenti, riesumando tra gioco e archeologia la poesia d’amore e aggiornandola alle nuove figure che ne compongono oggi la galassia. Lavoro nato come libro illustrato, qui l’immagine del cuore, che accompagna ossessivamente la rima baciata del madrigale, è allegoria di questa nuova e mutata sfera erotica, dove ogni passione, seppur con ironia, sembra messa in vendita. </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1574">Continua</a></span></span></p>
<div><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"></p>
<h2><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span>\||/</h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;"><span style="color: #808080;"> </span></span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 0px;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 8</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 22px; font-family: 'Lucida Sans';"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552">Cina città. Tempo e spazio nell&#8217;età globale</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552"> </a><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1552"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Francesco Terzago</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #333333;">Guanzhou è stato abbandonato agli inizi del duemila. Gli abitanti sono stati dispersi dal governo e ora la maggior parte di loro risiede nei villaggi vi- cini. Solo poche famiglie sono tornate a vivere a in ciò che resta di questo insediamento di dinastia Song, mi ha detto il pittore che mi sta accom- pagnando, un uomo alto quasi due metri, sulla soglia dei trentanni, ex campione di badminton. Hanno sfidato le autorità occupando un tempio e alcune vecchie case in riva a uno stagno. L’agricoltura che queste persone praticano è quella di sussistenza. Crescono papaie e banani nel mezzo dei ruderi o lungo i pendii delle colline che con il loro abbraccio verde cingono questa chiazza di tetti di pietra. Allevano qualche bestia, queste famiglie: oche, polli e piccoli maiali che, durante il fine-settimana, vendono alla gente di città. La gente di città capitata da queste parti cercando quella serenità d’animo che solo la natura, il verde, è capace di risvegliare.</span><span style="color: #993300;"> </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1632">Continua</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 16px; font-family: 'Lucida Sans';"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<p></span></div>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|/|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;"> </span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> <span style="color: #808080;"> </span></span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 7</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1154"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">Cul de Sac. Blog di <strong>s</strong>tatistiche <strong>a</strong>lgoritmi <strong>c</strong>ataloghi</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1154"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1154"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Gianmaria Nerli </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> Che oggi si viva nell’era o nel regno del numero non è certo né un  mistero né una novità. La nostra vita sociale vola sulle ali di un’ormai  ubiqua interfaccia digitale, l’archiviazione di ogni tipo di dato o  informazione è affidata quasi unicamente a tecnologie digitali,  l’esperienza del mondo di molta parte della popolazione urbana, ormai in  via d’estinzione anche l’ultima enclave analogica, la vecchia  televisione via etere, è frastagliata e frazionata tra i flussi e le  combinazioni di digitalissmi 01 01 01 01. Chi non ha in mente le  immagini-totem – o già forse le immagini-archetipo? – del nuovo <em>digital millennium</em>,  la cascata di numeri a formare pareti insuperabili di 01 01 01 01 che  Matrix ha scolpito nella nostra psiche? Ma perché poi ci ostiniamo a  chiamare questo mondo – che pure è stato prefigurato da almeno tre o  quattro decenni di varia letteratura – <em>digitale</em> (dall’inglese <em>digit</em>,  “cifra”)? Più onesta con i suoi parlanti in questo caso la lingua  francese, che come spesso accade chiama cacio il cacio e pere le pere:  in francese il nostro è un <em>monde numérique</em>. </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1154">Continua a leggere</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">/\|\</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> </span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 7</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1157"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">Cono d&#8217;ombra</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1157"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1157"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Piero Mascetti </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/mascetti.jpg"><img title="mascetti" src="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/mascetti.jpg" alt="mascetti" width="434" height="202" /></a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"> </a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">I <strong>dipinti</strong> di Piero Mascetti già al primo sguardo promettono un viaggio, o meglio  un’immersione, tra le diverse dimensioni del tempo che sottoponiamo alla  forte centrifuga del nostro punto di vista contemporaneo. È come se  spazio e tempo, quelli del presente, quelli del futuro, quelli del  passato si fondessero in un’unica materia, concettuale prima che  pittorica, e dessero vita a un orizzonte prigioniero dei propri gorghi:  un orizzonte di vita dove la fusione dei tempi non racconta di una  instabile continuità tra la storia e il futuro, magari pacificata nello  slancio ideale di qualche moda, ma al contrario mostra gli scarti, il  conflitto, lo scontro di materia irriducibile a qualsiasi altra materia. </span><span style="color: #993300;"> </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1157">Continua</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">|\|/</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> </span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;">dal DVD<em> in pensiero</em> 7 / <span style="color: #4b77a0;">l&#8217;assolo</span></span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1160"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">The Red Tower / estratto</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1160"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1160"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Claudio Rocchetti </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> Secondo <em>assolo</em> proposto da <em>in pensiero</em>, <em>The red Tower</em>, è un lungo <strong>brano di musica elettronica</strong> composto da Claudio Rocchetti – da qualche anno uno dei musicisti  elettronici più attivi e vivaci nel panorama europeo, grazie soprattutto  al suo lavoro di ricerca sul suono (come elemento non solo emotivo e  compositivo, ma anche materico, estratto da strumenti elettronici e  analogici), sulle sue potenzialità tecniche, espressive in studio e dal  vivo. <em>The red Tower</em> colpisce immediatamente la fantasia dell’ascoltatore per la capacità evocativa delle sue sonorità, </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1160">Continua</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1160"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1160"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">Ascolta un estratto da <em>The Red Tower</em>. L&#8217;intero brano di 45&#8242;03&#8221; all&#8217;interno del dvd di <em>in pensiero</em> 7</span></span></span></p>
<p><span style="color: #888888;"></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">\||/</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> </span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 7</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1168"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">Il gioco dei fumetti</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1168"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1168"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Claudio Calia </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/CaliaA.jpg"><img title="CaliaA" src="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/CaliaA.jpg" alt="CaliaA" width="434" height="163" /></a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"> </a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Nuovo  tassello di un libro in divenire, le tavole a fumetti di Claudio Calia  continuano la narrazione de Il gioco dei fumetti, di cui in pensiero  aveva già pubblicato il primo capitolo. La storia si dipana da uno  spunto autobiografico, che è allo stesso tempo tematizzato e usato a  pretesto di congegno narrativo, dove pescando casualmente una carta,  attraverso i disegni, prendono forma i vari episodi. In queste tavole,  il congegno del gioco cede spazio all’episodio di vita personale, una  rincorsa verso l’ospedale che è anche un viaggio verso la figlia che sta  nascendo. </span><span style="color: #993300;"> </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1168">Continua</a></span></span></p>
<h2><span style="color: #000000;">|/|\</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;"> da<em> in pensiero</em> 6</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"> </span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/771"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">Per una poesia ben temperata</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/771"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/771"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Lello Voce </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> Occorre  innanzitutto precisare quella che è una mia convinzione  profonda e cioè  che la poesia sia un’arte implicitamente politica,  indipendentemente  dai temi che essa decide di trattare, ma precisamente  per la sua forma,  e, ancor più precisamente per le forme della sua  ricezione. Il rapporto  tra artista e fruitore caratterizza in modo  radicale le arti e le loro  forme e ciò vale, a maggior ragione, per  un’arte che, come ha  giustamente sottolineato Frasca, è, prima ancor  che un’arte, un medium,  il primo medium che l’uomo conosca per la  trasmissione dell’informazione  ‘non genetica’. La poesia nasce prima  dei poeti. La poesia nasce  insieme alla comunità. </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/771">Continua a leggere</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">|/<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">\|\/</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> <span style="color: #808080;">il blog</span></span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1064"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">Reclamo a youtube per violazione etica&#8230;</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1064"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1064">ALTRO CHE COPYRIGHT</a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1064"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1064"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> <em>in pensiero</em> sta subendo un abuso che andrebbe definito grave, anche se dell’abuso molti, ormai assuefatti, neppure si accorgerebbero: <strong>in nome del copyright è costretta da YouTube a esporre coattamente una pubblicità sul video del proprio booktrailer</strong>. </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/1064">Continua a leggere</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">|\|/</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> </span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;">dal DVD<em> in pensiero</em> 6 / <span style="color: #4b77a0;">l&#8217;assolo</span></span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/817"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">Est est est. Un viaggio in musica</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/817"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/817"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Stefano Bembi / Alessandro Simonetto </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> L&#8217;<strong>album musicale</strong> realizzato da Stefano Bembi (alla Fisarmonica) e Alessandro Simonetto (al violino) – e prodotto da <em>Casa della Musica di Trieste</em> e <em>in pensiero</em> – è un avventuroso viaggio in musica nelle terre dell&#8217;Est Europa. A  Trieste, la città di passaggi e di confini da cui inizia il viaggio, è  intitolato il primo brano, un <em>medley</em> sulla storia e le influenze multietniche che la caratterizzano. </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/817">Continua</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/817"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/817"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">Ascolta alcuni brani da <em>Est est est. Un viaggio in musica</em>, l&#8217;album all&#8217;interno del dvd di <em>in pensiero</em> 6</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;"> </span></span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;"></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">Souika Hora (tradizionale rumena)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;"> </span></span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">/|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">\|/|</span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> <span style="color: #808080;"> </span></span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 6</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/837"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">Il racconto sotto la pietra</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/837"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/837"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Andrés Burgos / Jacinta Escudos / Ulises Ju</span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">á</span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">rez Polanco </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> <strong>Ulises Juárez Polanco, Nicaragua</strong> | Uno dei più importanti poeti del Nicaragua e chissà  dell’Ispanoamerica, Ernesto Cardenal, ha scritto recentemente un saggio  in cui affronta il tema della solidarietà come elemento fondante del  nostro DNA. Parla delle monocellule e di come una monocellula ne ha  cercata un’altra per congiungersi e moltiplicarsi esponenzialmente:  nella nostra costituzione monocellulare c’è già implicito il bisogno di  cercare l’altro. Raccontare significa trasmettere conoscenze,  esperienze, visioni, non importa che siano biografiche o meno,  raccontare implica sempre questa trasmissione. Raccontiamo perché siamo  esseri sociali, </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/837">Continua a leggere</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">\|<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">\|/|</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> </span></span><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;">da<em> in pensiero</em> 6</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/852"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">I volti della riforma agraria</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/852"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/852"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Francesco Pierri Clara Mauricio </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"><img style="border-width: 0px;" title="zimbabwe" src="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg" alt="zimbabwe" width="446" height="180" /></a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/zimbabwe-per-sito4.jpg"> </a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Il <strong>fotoreportage</strong> di <strong>Francesco Pierri</strong> e <strong>Clara Mauricio</strong> non nasce da un’esclusiva intenzione estetica, ma da una intima e  appassionata adesione antropologica, intellettuale e politica ai  fenomeni di riforma agraria che si stanno sviluppando in alcuni paesi  del mondo (qui Brasile, Cuba, Sud Africa, Zimbabwe). I due autori sono  infatti, oltre che fotografi, studiosi e dirigenti del governo  brasiliano, e da lì ideatori e promotori di politiche di riforma  agraria. Questa inconsueta coincidenza segna la novità e l’originalità  intellettuale di questo lavoro, dove le persone fotografate, invece di  essere preda di un obiettivo che nel migliore dei casi ne mostra il lato  patetico o le fagocita in nome di una risoluzione estetica, appaiono in  tutta la completezza antropologica e umana di persone. </span><span style="color: #993300;"> </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/852">Continua</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/852"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/852"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">|/<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">\|\/</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;"><span style="color: #888888;"> <span style="color: #808080;">il blog</span></span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/568"><span style="font-size: 13pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">Un mondo senza racconto&#8230;</span></a></span></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/568"> </a></p>
<p><a href="http://www.inpensiero.it/archives/568"></a></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Gianmaria Nerli </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Tra  le tante crisi di legittimazione che stiamo ereditando dal XX secolo, e   da quelli che lo hanno immediatamente preceduto, spicca assolutamente <em>l&#8217;estrema fragilità del raccontare</em> </span></span> <span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">che connota le varie culture oggi radunate nella nebulosa della civiltà occidentale. </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> Una fragilità che coinvolge il <em>racconto del presente</em>,   con la diffusa inadeguatezza a comprendere categorizzare o anche solo   leggere le realtà in movimento, e che diviene inconsistenza se si  tratta  di <em>immaginare il futuro</em>, immediato o lontano che sia. </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;">Nessuno  sembra davvero saper o voler raccontare: tanto le proiezioni o le  profezie del futuro che i discorsi sul presente si piegano  immancabilmente sotto il peso della propria imprecisione, prevedibilità,  limitatezza d&#8217;orizzonti e d&#8217;esperienza. E anche chi prova a raccontare,  prima ancora di raccontare, è costretto a dedicare i suoi sforzi a  convocare il suo pubblico, a creare una sua comunità privata di  target-fruitori, tanto da esaurire in questo sforzo le sue energie di  immaginazione e in definitiva le sue ambizioni di racconto. Così che  anche la relazione fondativa di ogni racconto, qualcuno che dice e  qualcuno che ascolta, ci appare di fatto svuotata. Le cose in generale, i  fatti e gli oggetti che ci circondano, sembrano non aver bisogno di  essere detti, né di essere ascoltati; semplicemente sono, o stanno; in  una sorta di super-ontologia che si innesta sul forte tronco dello sport  intellettuale oggi inevitabilmente di moda, la pratica indistinta e  impudica della tautologia. </span><span style="color: #993300;"><a href="http://www.inpensiero.it/archives/568">Continua a leggere</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #993300;"> </span></span></p>
<h2><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #000000;">|\<span style="color: #ffffff;">_____________________________</span></span></span></span></span></strong><span style="color: #000000;">/|\|</p>
<p></span></h2>
<p><span style="font-size: 8pt; line-height: 5%;;"><span style="color: #888888;"> <span style="color: #808080;">in pillole</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">&#8220;Il  seguito è una agitata e rumorosa galoppata di posizioni: Edwin che  prende Karen da dietro, mentre lei lo succhia a Joseph; questo che lecca  la passera di Karen mentre lei fa un pompino a Edwin; Joseph che riceve  Karen sopra di sé, mentre Edwin, spingendo, sudando, si sforza per  riuscire a sdraiarsi sopra di lei con l&#8217;obiettivo di completare una  manovra ad altissimo rischio: il capo, Andrea, la regista temeraria, ha  appena chiesto una doppia e simultanea penetrazione dalla vulva.&#8221;, <span style="color: #000000;">Sinar Alvarado, <em>Il debutto di un&#8217;attrice porno</em></span>, </span><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/themes/whitez/n_6.htm">in pensiero 6</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #ffffff;">__________________________________</span>:::</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">&#8220;Quando  entriamo mi rendo conto che manca solo il fossato e il ponte levatoio, i  mobili e i manufatti sembrano gingilli da corte rumena. Hanno tutti  l’aria da Vlad e qualche cosa, il Sadistique è una fortezza in stato  d’assedio dove si guerreggia in tacchi a spillo e catene. Mikael nelle  mutande in pelle nera pare comunque un manichino proveniente dal museo  del Théâtre de la Mode. &#8220;, <span style="color: #000000;">Mary Barbara Tolusso, <em>Commedia</em></span>, </span><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/themes/whitez/n_6.htm">in pensiero 6</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #ffffff;">__________________________________</span>:::</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">&#8220;nei  momenti in cui l’anima rozza/ la mente ignorante dei compagni/ sono più  facili alla suggestione/ con la forza cavillosa di assurdi/  ragionamenti con l’esaltazione/ della stessa opera delittuosa/ con  discussioni contrarie alla guerra/ discorsi e frasi e grida sediziose/  il prevenuto ha qui perpetrato/ l’atto velenoso di istigazione/  raffigurato nell’articolo tre/ come reato di subornazione/ ha poi messo  in atto i suoi propositi/ opponendosi a ordini formali/ rispondendo io  da qui non mi muovo/ denigrando l’opera dei comandi/ disprezzando  l’autorità militare/ su di lui ricada quindi la legge/ nella sua massima  severità/ nei suoi confronti sia emessa sentenza/ di condanna alla pena  di morte/ per la sua pervicace volontà/ criminosa d’indurre alla  rivolta&#8221;, <span style="color: #000000;">Giuseppe Nava, <em>Esecuzioni</em></span>, </span><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/themes/whitez/n_6.htm">in pensiero 6</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #ffffff;">__________________________________</span>:::</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #808080;">&#8220;Quando  ho pensato al nome, Recetas Urbanas, pensavo alle ricette di cucina, e  solo dopo ho capito che le ricette erano anche uno strumento, originale,  che andava a coprire un vuoto, a volte un vuoto legale, per risolvere  alcuni mali e tumori della città&#8221;, <span style="color: #000000;">Santiago Cirugeda, <em>Recetas Urbanas</em></span>, </span><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/themes/whitez/n_5.htm">in pensiero 5</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #ffffff;">__________________________________</span>:::</span></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">&#8220;Sono  lingue ufficiali dello Stato il castigliano e tutte le lingue delle  nazioni e popoli indigeni originari contadini, che sono: ayamara,  araona, baure, bésiro, canichana, cavineño, cayubaba, chàcobo, chimàn,  ese ejja, guaranì, guarasu’we, guarayu, itonama, leco,  machajuyai-kallawaya, machineri, maropa, mojeño-trinitario,  mojeño-ignaciano, moré, mosetén, movima, pacawara, puquina, quechua,  sirionò, tacana, tapiete, toromona, uru-chipaya, weenhayek, yaminawa,  yuki, yuracarè e zamuco&#8221;, <span style="color: #000000;">Nuova costituzione boliviana</span>,</span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/themes/whitez/n_5.htm">in pensiero 5</a></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #ffffff;">__________________________________</span>:::</span></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">&#8220;Non  esiste viandanza senza sosta, per cui siediti, riposa. Se vuoi  sdraiarti fallo, sul letto o al suolo, per strada, nel parco in cui stai  portando a spasso tua figlia, nel parcheggio dietro al supermercato, in  garage. Sai come fanno i monaci girovaghi del Monte Athos? Dormono dove  capita, appena cala il sole, perché la montagna è il loro vero  monastero, e la ricerca di un tetto sicuro toglierebbe tempo alla  preghiera (in cinese l’espressione “andare in pellegrinaggio” significa  “rendere omaggio alla montagna)&#8221;</span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;">, <span style="color: #000000;">Luigi Nacci, <em>Walkingame</em></span></span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"> </span></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 130%; font-family: &quot;Lucida Sans&quot;;"><span style="color: #333333;"><a href="http://www.inpensiero.it/wordpress/wp-content/themes/whitez/n_5.htm">in pensiero 5</a></span></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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